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I Santi di Tessalonica

di A. Lonardo da www.gliscritti.it

Una delle figure cristiane più venerate a Tessalonica è quella del martire Demetrio, martirizzato sotto gli imperatori Diocleziano e Massimiano intorno al 304, a Sirmium, nell’odierna Serbia. La Chiesa che custodisce le sue spoglie è quella appunto di S.Demetrio. La tradizione afferma che dalla sua tomba sgorga un olio con potere taumaturgico. Demetrio è un soldato – così lo rappresenta sempre anche l’iconografia – e diviene protettore dei soldati.

La persecuzione di Diocleziano è l’ultima grande persecuzione anticristiana precostantiniana. Già Galerio, nel 300 circa, rende Tessalonica residenza imperiale (siamo nel periodo del governo dei due Augusti e dei due Cesari) ed erige nel 303 Galerio l’arco che ancora possiamo ammirare a Tessalonica per celebrare le sue vittorie, dell’anno 297, su Armenia, Persia e Mesopotamia. L’Armenia sta per diventare la prima nazione – subito prima di Costantino – a diventare interamente cristiana con la conversione al cristianesimo del suo re e con lui di tutto il popolo. Anche la Chiesa di Agios Georgios (S.Giorgio) è un edificio che nasce nello stesso periodo. Gli archeologi e gli storici dell’arte discutono se esso fosse il mausoleo che Galerio aveva fatto costruire per sé oppure una parte del suo palazzo imperiale. Fu poi trasformato in Chiesa in periodo bizantino.

Un evento che non possiamo passare sotto silenzio è quello avvenuto nell’estate del 390. Nel corso di una rivolta era stato ucciso dalla folla inferocita il “magister militum” Buterico. L’imperatore Teodosio aveva organizzato successivamente dei giochi circensi, appunto nell’estate del 390, al solo scopo di radunare una gran folla di cittadini. Una volta radunatili nello stadio, ne aveva fatti uccidere indiscriminatamente settemila, come punizione per la morte del suo generale. È  il famoso eccidio di Tessalonica. Alla notizia dell’avvenimento Ambrogio, allora vescovo di Milano, che era allora temporaneamente l’effettiva capitale dell’impero, aveva scomunicato l’imperatore Teodosio, invitandolo a fare penitenza, come il re Davide. Abbiamo testimonianza di questo nella lettera extra collectionem 11 (Maur. 51) di Ambrogio e poi nella sua omelia “In morte di Teodosio”. L’imperatore accettò il rimprovero di Ambrogio e, deposte le insegne imperiali, si recò in Chiesa a piangere il suo peccato.

La figura di Teodosio è una figura chiave anche perché, continuando la politica di Graziano che, nel 382, aveva abolito le immunità e le rendite dei culti pagani con un editto del 24 febbraio 391 proibì ogni cerimonia pagana a Roma e, con quello di Costantinopoli dell’8 novembre 392, proscriveva, di fatto, il paganesimo nell’impero.

Nativi di Tessalonica sono gli “evangelizzatori degli Slavi”, i fratelli Cirillo e Metodio (Cirillo aveva come nome di battesimo Costantino e mutò il suo nome in quello di Cirillo al momento di divenire monaco). L’evangelizzazione degli slavi ebbe inizio con Formoso, inviato in Bulgaria da Roma. Il suo successo fu enorme ed il re Boris si convertì e lo voleva arcivescovo dei bulgari. Il patriarca di Costantinopoli Fozio si oppose ed il papa acconsentì a cedere. Infatti quelle popolazioni appartenevano alla giurisdizione orientale . Cirillo e Metodio furono allora inviati, intorno all’860, a proseguire l’evangelizzazione, questa volta secondo la tradizione bizantina. La loro zona di attività fu soprattutto la Moravia (nelle odierne repubbliche ceche e slovacca).

Furono loro a creare la scrittura cirillico (appunto dal nome di S.Cirillo) e a tradurre la liturgia in slavo. Vennero a Roma, da papa Adriano II, per avere da lui il consenso a questa innovazione liturgica. Adriano acconsentì. Portarono inoltre in dono al papa le reliquie di S.Clemente I papa, che era morto in esilio. Cirillo morì il 14 febbraio 869 in Roma e fu appunto sepolto nella cripta di S.Clemente. Metodio proseguì l’opera dell’evangelizzazione. Imprigionato dall’arcivescovo di Salisburgo, fu liberato da papa Giovanni VIII nell’873. I suoi resti si trovano ora a Velehrad, in Boemia.

Infine accenniamo alla figura di Gregorio Palamas, che fu arcivescovo di Tessalonica ed è ora sepolto nella città.  Per tre anni, prima di divenire arcivescovo di Tessalonica, Gregorio visse nel monastero di Vatopèdi all’Athos. La santificazione del Palamas (1368) fece assurgere l’esicasmo a dottrina ufficiale della chiesa ortodossa. Fondamentale per la teologia ortodossa è la dottrina di Palamas sull’energia increata che Dio fa vedere all’uomo e che gli dona. Per Gregorio c’è una distinzione reale (e non semplicemente nella nostra mente) tra l’essenza di Dio e le sue energie increate. L’essenza di Dio non è partecipabile all’uomo in quanto tale – altrimenti ciò distruggerebbe la differenza infinita fra la creatura ed il Creatore – ma se Dio partecipasse all’uomo solo qualcosa di creato – afferma Palamas – non si avrebbe la “divinizzazione dell’uomo”, la comunione reale tra il Creatore e la creatura. Dio comunica così all’uomo le energie increate. Così il teologo cattolico Y.Congar cerca di definire la posizione di Gregorio Palamas: “Per Palamas, noi diventiamo Dio, diventiamo increati per grazia. Dio fa partecipare la creatura non alla sua divinità in quanto tale – ciò è impossibile sia per noi (cattolici) che per Palamas – bensì a delle somiglianze delle sue perfezioni di essere e mediante la causalità che conferisce l’esistenza”. È la posizione tuttora sostenuta dai monaci dell’Athos e da essi ritenuta inconciliabile con la dottrina cattolica. Così si sono espressi i monaci athoniti in una lettera indirizzata al patriarca Bartolomeo I l’8 dicembre 1993: “Noi consideriamo come necessario che tra le differenze teologiche (tra la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica) sia ugualmente sottolineato il tema della distinzione tra l’essenza e le energie in Dio e il carattere increato delle energie divine, perché se la grazia è creata, come sostengono i cattolici romani, la salvezza è resa inutile, come pure la deificazione dell’uomo, e la Chiesa cessa di essere una comunione di deificati, per cadere in una organizzazione legalistico-canonica” (Istina 40, 1995, 417). La posizione palamita lega a questo anche il rifiuto del Filioque. Lo Spirito, dal punto di vista della “teologia” procede dal solo Padre, mentre dal punto di vista dell’”economia” procede anche dal Figlio. Le energie increate sono comuni a tutte e tre le ipostasi, le persone divine, ma poiché seguono la “taxis” trinitaria si può anche dire che sono l’espressione immediata dello Spirito, che sono le energie dello Spirito. Per alcuni teologi (anche ortodossi), invece, questa distinzione reale in Dio, fra essenza ed energie comprometterebbe l’unità di Dio. È, però, più importante, secondo il cattolico Y. Spiteris, che “togliendo ogni concettualizzazione e lasciando da parte la forte carica polemica” degli scritti di Palamas si cerchi di comprendere come la dipendenza temporale dello Spirito anche dal Figlio non sia senza relazione con la vita intratrinitaria. Due spiragli sono offerti ad una conciliazione delle posizioni dagli stessi scritti di Palamas, dove afferma, da un lato, che, poiché le energie sono eterne, è fin dall’eternità che il Figlio possiede il dono, ricevuto dal Padre, di inviare lo Spirito e, dall’altro, che lo Spirito è il mutuo “eros” tra il Padre e il Figlio, eros che anch’Egli, il Verbo, rivolge al Genitore, ma avendolo da Lui. È, comunque, evidente la necessità di un approfondimento del perché la tradizione cattolica, a partire dal pensiero di S.Tommaso d’Aquino, affermi l’esistenza della grazia creata e del perché la teologia ortodossa palamita, invece, la neghi.