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Il valore del celibato per il Regno

A. Lonardo tratto da www.gli scritti.it passim

Nella I lettera ai Corinzi al cap. 7 c’è il famoso brano in cui S.Paolo spiega il valore della verginità e del celibato nella Chiesa e nella sua diversificazione e complementarietà rispetto al matrimonio. Possiamo avere nella mente, commentandolo, quello che Gesù aveva detto del celibato e della verginità: “Vi sono alcuni che si fanno eunuchi per il Regno di Dio”. È un brano importantissimo questo di 1Corinzi 7, proprio per comprendere il senso di quelle parole del Signore che aveva proposto agli uomini una parola sorprendentemente diversa – almeno apparentemente – dalle parole di Dio nella Genesi: “Non è bene che l’uomo sia solo”.

Quanto poi alle cose di cui mi avete scritto, è cosa buona per l’uomo non toccare donna; tuttavia, per il pericolo dell’incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito. Il marito compia il suo dovere verso la moglie; ugualmente anche la moglie verso il marito. La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie. Non astenetevi tra voi se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera, e poi ritornate a stare insieme, perché satana non vi tenti nei momenti di passione. Questo però vi dico per concessione, non per comando. Vorrei che tutti fossero come me; ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro.

Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere.

Agli sposati poi ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito – e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito – e il marito non ripudi la moglie.

Agli altri dico io, non il Signore: se un nostro fratello ha la moglie non credente e questa consente a rimanere con lui, non la ripudi; e una donna che abbia il marito non credente, se questi consente a rimanere con lei, non lo ripudi: perché il marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente; altrimenti i vostri figli sarebbero impuri, mentre invece sono santi. Ma se il non credente vuol separarsi, si separi; in queste circostanze il fratello o la sorella non sono soggetti a servitù: Dio vi ha chiamati alla pace! E che sai tu, donna, se salverai il marito? O che ne sai tu, uomo, se salverai la moglie? Fuori di questi casi, ciascuno continui a vivere secondo la condizione che gli ha assegnato il Signore, così come Dio lo ha chiamato; così dispongo in tutte le chiese. Qualcuno è stato chiamato quando era circonciso? Non lo nasconda! E’ stato chiamato quando non era ancora circonciso? Non si faccia circoncidere! La circoncisione non conta nulla, e la non circoncisione non conta nulla; conta invece l’osservanza dei comandamenti di Dio. Ciascuno rimanga nella condizione in cui era quando fu chiamato. Sei stato chiamato da schiavo? Non ti preoccupare; ma anche se puoi diventare libero, profitta piuttosto della tua condizione! Perché lo schiavo che è stato chiamato nel Signore, è un liberto affrancato del Signore! Similmente chi è stato chiamato da libero, è schiavo di Cristo. Siete stati comprati a caro prezzo: non fatevi schiavi degli uomini! Ciascuno, fratelli, rimanga davanti a Dio in quella condizione in cui era quando è stato chiamato.

Quanto alle vergini io non ho alcun comando dal Signore, ma do un consiglio, come uno che ha ottenuto misericordia dal Signore e merita fiducia. Penso dunque che sia bene per l’uomo, a causa della presente necessità, di rimanere così. Ti trovi legato a una donna? Non cercare di scioglierti. Sei sciolto da donna? Non andare a cercarla. Però se ti sposi non fai peccato; e se la giovane prende marito, non fa peccato. Tuttavia costoro avranno tribolazioni nella carne, e io vorrei risparmiarvele.

Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno: perché passa la scena di questo mondo! Io vorrei vedervi senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. Questo poi lo dico per il vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciò che è degno e vi tiene uniti al Signore senza distrazioni.

Se però qualcuno ritiene di non regolarsi convenientemente nei riguardi della sua vergine, qualora essa sia oltre il fiore dell’età, e conviene che accada così, faccia ciò che vuole: non pecca. Si sposino pure! Chi invece è fermamente deciso in cuor suo, non avendo nessuna necessità, ma è arbitro della propria volontà, ed ha deliberato in cuor suo di conservare la sua vergine, fa bene. In conclusione, colui che sposa la sua vergine fa bene e chi non la sposa fa meglio.

La moglie è vincolata per tutto il tempo in cui vive il marito; ma se il marito muore è libera di sposare chi vuole, purché ciò che avvenga nel Signore. Ma se rimane così, a mio parere è meglio; credo infatti di avere anch’io lo Spirito di Dio.

Notiamo solo alcuni aspetti. Servirebbe una lunga discussione per approfondire tutto, ma ci sono alcune cose che sono subito chiarissime e che sono di un’importanza capitale. Paolo innanzi tutto affronta alcune cose concrete – ed ha il coraggio di farlo, a differenza del tempo presente! – ma poi arriva, al culmine del brano, a parlare del monachesimo appunto, della vita che si conduce qui alle Meteore, come in ogni altro luogo dove vivono vergini e celibi cristiani.

Per quel che riguarda i punti concreti cui accennavo, vedete che parla delle vedove, per esempio, di cui non si parla mai. Lui dice che la vedova può essere vergine anche lei. Sapete che molte delle monache erano in realtà sposate prima, come S.Melania. Ma, da quel momento in poi, dal momento della morte del marito, scelgono di vivere la loro vita come una presenza di dono a Dio, come un segno di vita eterna. Non è sprecata la vita di una vedova perché è un annunzio fondamentale! Nel nostro mondo sembra che una persona vedova non abbia niente da fare, non abbia alcuna testimonianza da dare. S. Paolo dice: “Manco per niente!” E’ una cosa fondamentale, è un annunzio grandissimo che viene portato.

Parla anche del famoso “privilegio paolino” (così lo chiamerà poi il diritto canonico). Cosa fare se uno è sposato con una persona che non crede o addirittura si oppone alla fede. Paolo dice: “Qui è il mio consiglio, non è legge del Signore”. Il diritto canonico darà la possibilità, se una persona viene ostacolata nella sua fede e nell’educazione dei figli, e se è chiaro che era in aperta opposizione alla fede dall’inizio del matrimonio e prima ancora di sposarsi, di dichiarare nullo il matrimonio, di fare un altro matrimonio perché la persona viene impedita dalla sua relazione a vivere realmente la fede. E’ molto realista Paolo, è una persona estremamente concreta, attenta a questi casi veramente reali che accadono. Quante donne – io le chiamo scherzando le “crocerossine” – si sposano volendo essere madri, più che compagne dei loro mariti e si illudono di cambiarli, di salvarli dai loro vizi e macelli e scoprono, dopo poco dall’inizio del matrimonio, che l’altro resterà esattamente com’era prima. A loro Paolo dice: “E che ne sai tu , donna, se salverai il marito?”. E’ un invito all’attenzione, alla lucidità nell’amore. Lo ripetiamo: l’amore non è cieco, ci vede benissimo. Sono l’innamoramento o la superficialità o l’illusione ad essere ciechi.

Ma il grande annuncio paolino è che esiste una dignità altissima: quella dello stato del vergine e del celibe che è “più perfetto” dello stato dello sposato perché anticipa già in questa terra quello che poi tutti vivranno, in qualche modo, nel mistero del Paradiso.

La Chiesa proclamerà nel Concilio di Trento, con un pronunciamento magisteriale, che appunto lo stato del matrimonio e quello del celibato e della verginità cristiana non sono uguali oggettivamente: “Se qualcuno dirà che il matrimonio è da preferirsi alla verginità o al celibato e che non è cosa migliore e più felice rimanere nella verginità e nel celibato che unirsi in matrimonio, sia anatema (Sessione XIV, canone 10 sul sacramento del matrimonio).

Questo resta vero anche se ognuno ha, a livello soggettivo, la sua vocazione e non può seguire quella di un altro, ma la sua perfezione personale è quella della sua vocazione.

Per questo i monaci – monaco, sapete, vuol dire “monos”, solo, non sposato – vivono questo dono come un segno per tutti quanti gli altri. Qui l’affermazione paolina più importante – nonostante ci dica anche, notate bene, lo abbiamo visto prima, che bisogna lavorare, che se uno arde è meglio che si sposi e stia tranquillo, lo faccia tranquillamente – è che, in fondo, le cose che noi viviamo non sono così importanti. Noi diamo loro troppa importanza. Notate bene, Paolo non si unisce a coloro che le disprezzano – S. Paolo dirà anche che chi disprezza il matrimonio, la carne, il mangiare, il cibo, non ha capito niente – ma, lo stesso, ci dice che il rischio è che noi diamo troppa importanza a questo tempo che passa. Dice: “Sei circonciso, non sei circonciso; ma ti rendi conto che non conta nulla? La cosa fondamentale, quella che conta, è se sei in Cristo o se non sei in Cristo”. Questo può avvenire sia che tu sia sposato, sia che non sia sposato. Però conclude: “Il tempo si è fatto breve”. Letteralmente è un’espressione greca molto bella: “Il tempo ha ammainato le vele”, cioè è come una barca che ormai ammaina le vele per entrare in porto. Il tempo, il kronos, è quasi arrivato alla parusia, la cosa più importante. Il kairos, l’evento di Cristo, è avvenuto, stiamo per arrivare alla fine. Allora, chi piange, pianga ma si renda conto che in fondo è più importante un’altra cosa. Chi gode, goda, chi ha moglie, se la tenga, chi non ha moglie, non la prenda, perché passa la scena di questo mondo. Ripeto, passa non perché non è importante – come dicono i manichei – ma passa perché c’è un’altra realtà più importante, che la giudica e la salva. Un posto come le Meteore, come qualsiasi monastero del mondo, è la vita concreta in mezzo a noi, è la testimonianza di questo fatto: c’è qualcuno in mezzo a noi che dice “Cristo tornerà”, il Figlio dell’Uomo tornerà, grazie a Dio, e la vita sarà diversa, sarà rinnovata, sarà nella piena comunione con Lui e questo è il cuore di tutta quanta la vita del mondo.

Si diviene celibi, nella Chiesa, non tanto per essere più disponibili per gli altri, ma soprattutto per amore di Cristo, come segno dell’attesa della sua venuta. Ecco perché il celibato è così diverso dall’essere “single” – scherzando dico sempre che uno “scapolo” non è un “celibe” ed una “zitella” non è una “vergine” – poiché nasce da una vocazione a testimoniare che la parousia è alle porte, poiché il tempo è compiuto ed il Signore è arrivato e presto tornerà. Ed il suo amore basterà!

Dobbiamo sempre tornare ad annunciare questo, tanto più in un tempo che sembra dire sempre e solo che l’unico amore che esiste è quello fra un fidanzato e la sua ragazza e che ti illude facendoti credere che questo ti basterà e che questa è l’unica vera attesa della vita. La Santa Madre Chiesa, con la presenza dei celibi e delle vergini, continua a rispondere alla domanda superficiale del perché i preti ed i monaci non si sposano, con la domanda: “Come è possibile che l’uomo continui a non cercare l’amore di Dio e l’amore di ogni fratello, che solo basta?”