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La via Egnazia

A testimonianza della grande importanza di questa strada, la via Egnazia fu uno dei pochi assi viari dell’impero romano al di fuori dell’Italia che possedesse un nome: più che dalla città di Gnathia sulle coste dell’Apulia, di fronte alla quale essa iniziava, il suo nome è legato a Gaio Ignazio, proconsole della Macedonia, che volle segnare e sviluppare secondo le migliori tecniche romane un antico itinerario commerciale, per mettere in collegamento l’occidente con l’oriente passando per la penisola balcanica.

Menzionata per la prima volta da Polibio (Storie XXXIV,12) nel II secolo a.C., fu costruita prima della fine del II secolo a.C., solo dopo, comunque, la conquista e la conseguente riduzione a provincia romana della Macedonia (146 a.C.).

Dopo la fine della seconda guerra punica (202 a.C.) e il completamento della via Appia fino a Brindisi (190 a.C.) era necessario per Roma sviluppare una rete viaria che la mettesse in collegamento con l’Acaia, l’Illiria e la Macedonia: fu dunque intrapresa quest’opera capace di congiungere il mar Ionio e il basso Adriatico con l’Egeo settentrionale, prolungata successivamente fino a Bisanzio-Costantinopoli nel IV secolo d.C.

Per un totale complessivo di 1125 chilometri (760 miglia romane) essa misurava più del doppio della via Appia, che attraversava lo stivale per 532 chilometri (360 miglia romane). Era possibile iniziare la strada da due punti di partenza, Dyrrachium (Durazzo), porto greco del 627 a.C. e principale scalo dell’Albania moderna, e Apollonia, situata poco più a sud e oggi piccolo villaggio. I due itinerari si congiungevano a Claudiana, per poi risalire il fiume Genusus (Shkumbin) attraverso i monti Candavi, fino a Lychnidus (Ochrida). Proseguiva, dunque, per Heraclea, Lyncestis (Bitola), per scendere, poi, a Florina, Edessa, Pella e, infine, a Tessalonica (Salonicco), importantissimo centro economico sul mare: qui Polibio la fa terminare dopo un percorso di 267 miglia mentre Strabone (Geografia VII, 322), nel I secolo d.C., la fa giungere a Cipsela sull’Ebro per un totale di 535 miglia.

L’Egnazia prosegue, infatti, verso Amphipolis, Philippi, Neapolis, Traianopolis, Kypsela e, infine, Byzanthium-Costantinopoli (la Nea-Roma) nel IV secolo, appunto. Se il capolinea è diventato uno dei centri economici e politici più importanti degli ultimi duemila anni tutta la via era comunque attraversata da altre strade che le permettevano di entrare in contatto con le terre del nord e del sud.

Costruita in territori orograficamente complessi, essa rappresenta uno dei capolavori dell’edilizia romana, di cui peraltro non conosciamo perfettamente il tracciato: restano alcune pietre miliari, in particolare presso Thessalonica e Filippi recanti proprio il nome di Gneo Egnazio, figlio di Gaio, e altre che testimoniano gli interventi e l’interesse di Adriano, Traiano, Caracalla e Settimio Severo e di Costantino.

Pur avendo contribuito in maniera fondamentale alla diffusione del cristianesimo (basterebbe solo pensare alle due città destinatarie di tre lettere paoline, le due ai Tessalonicesi e quella ai Filippesi, nonché a quelle di), essa fu gravemente rovinata dalle invasioni barbariche. L’insufficiente ricerca archeologica e topografica, oltre alle scarse sopravvivenze toponomastiche e il disinteresse dei governi in una regione non certo semplice e stabile, non hanno contribuito alla conoscenza di quello che resta un patrimonio dell’umanità.

Qualcosa si sta muovendo in territorio albanese con campagne di scavi promosse dal governo in collaborazione con fondi americani e stranieri. In Macedonia non si sente il desiderio di studi specifici mentre la Grecia ha usato il nome di Via Egnazia per chiamare l’autostrada finanziata dall’Unione Europea che collega il porto di Igumenitza con Salonicco senza, però, preoccuparsi di fare una ricerca seria circa il reale tracciato del percorso storico. In Turchia, infine, attraversato l’attuale confine con la Grecia, poco più a sud della stazione doganale di Kipi, nei pressi dell’antica Traianopolis, si cominciano a intravedere tratti dell’antica via, seppure senza il manto lapideo. In epoca ottomana costituiva l’asse viario che avrebbe permesso alla Sublime Porta di raggiungere Vienna e conquistarla: in essa si può ammirare, a Büyükçekmece, uno dei capolavori del genio creativo di Sinan, il grande architetto ottomano del XVI secolo, un ponte lungo 636 metri e sorretto da 28 archi a volta, diviso in quattro sezioni ciascuna a “schiena d’asino”.