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Meditazione al luogo del Battesimo di Lydia

di don Andrea Lonardo

Stiamo andando a ritroso perché in realtà, in ordine cronologico, la cosa più recente è la lettera ai Filippesi, ma essa è preceduta da questo episodio degli Atti che stiamo per leggere e prima ancora è avvenuto lo sbarco di S.Paolo in terra d’Europa, che leggeremo oggi pomeriggio. Però stiamo leggendo tutti i brani che riguardano questi luoghi!
Leggiamo allora dagli Atti degli Apostoli, dal versetto 16, 11:

Salpati da Troade, facemmo vela verso Samotracia e il giorno dopo verso Neapoli e di qui a Filippi, colonia romana e città del primo distretto della Macedonia. Restammo in questa città alcuni giorni; il sabato uscimmo fuori della porta lungo il fiume, dove ritenevamo che si facesse la preghiera, e sedutici rivolgevamo la parola alle donne colà riunite. C’era ad ascoltare anche una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiàtira, una credente in Dio, e il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo. Dopo essere stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò: “Se avete giudicato ch’io sia fedele al Signore, venite ad abitare nella mia casa”. E ci costrinse ad accettare. Mentre andavamo alla preghiera, venne verso di noi una giovane schiava, che aveva uno spirito di divinazione e procurava guadagno ai suoi padroni facendo l’indovina. Essa seguiva Paolo e noi gridando: “Questi uomini sono servi del Dio Altissimo e vi annunziano la via della salvezza”. Questo fece per molti giorni finché Paolo, mal sopportando la cosa, si volse e disse allo spirito: “In nome di Gesù Cristo ti ordino di partire da lei”. E lo spirito partì all’istante. Ma vedendo i padroni che era partita anche la speranza del loro guadagno, presero Paolo e Sila e li trascinarono nella piazza principale davanti ai capi della città; presentandoli ai magistrati disse: “Questi uomini gettano il disordine nella nostra città; sono Giudei e predicano usanze che a noi Romani non è lecito accogliere né praticare”. La folla allora insorse contro di loro, mentre i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e dopo averli caricati di colpi, li gettarono in prigione e ordinarono al carceriere di far buona guardia. Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella cella più interna della prigione e strinse i loro piedi nei ceppi.
Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i carcerati stavano ad ascoltarli. D’improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito tutte le porte si aprirono e si sciolsero le catene di tutti. Il carceriere si svegliò e vedendo aperte le porte della prigione, tirò fuori la spada per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Ma Paolo gli gridò forte: “Non farti del male, siamo tutti qui”. Quegli allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando si gettò ai piedi di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: “Signori, cosa devo fare per esser salvato?”. Risposero: “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia”. E annunziarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa. Egli li prese allora in disparte a quella medesima ora della notte, ne lavò le piaghe e subito si fece battezzare con tutti i suoi; poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.
Fattosi giorno, i magistrati inviarono le guardie a dire: “Libera quegli uomini!”. Il carceriere annunziò a Paolo questo messaggio: “I magistrati hanno ordinato di lasciarvi andare! Potete dunque uscire e andarvene in pace”. Ma Paolo disse alle guardie: “Ci hanno percosso in pubblico e senza processo, sebbene siamo cittadini romani, e ci hanno gettati in prigione; e ora ci fanno uscire di nascosto? No davvero! Vengano di persona a condurci fuori!”. E le guardie riferirono ai magistrati queste parole. All’udire che erano cittadini romani, si spaventarono; vennero e si scusarono con loro; poi li fecero uscire e li pregarono di partire dalla città. Usciti dalla prigione, si recarono a casa di Lidia dove, incontrati i fratelli, li esortarono e poi partirono.

Sono da poco cominciate le cosiddette “sezioni noi” degli Atti degli Apostoli. Gli Atti all’inizio sono in 3° persona – “Pietro fece questo ecc.” – poi passano alla prima persona plurale – “Noi facemmo vela etc.” – e questo è segno che, da quel momento in poi, o l’autore degli Atti è compagno di viaggio di Paolo – di nuovo tocchiamo in maniera molto seria la storicità – o questi brani sono stati presi da un testo che esisteva prima di un testimone comunque diretto e sono stati inseriti.
Quindi il narratore è presente al battesimo di Lidia. Si parla di Filippi, di questa colonia romana che stiamo visitando. Quando ci fu la vittoria di Ottaviano su Bruto e Cassio, Ottaviano fece venire qui tutti i legionari, diede loro la terra come si faceva allora. Filippi era, quindi, un posto pieno di Romani, era una zona diciamo molto importante, piena di soldati, di famiglie di soldati. Di nuovo l’ambientazione è sicuramente questa. Se anche il battesimo di Lidia fosse avvenuto 100 m. più in là, il fiume è comunque questo, questa la campagna!
Quindi S.Paolo va, come faceva sempre quando arrivava in un nuovo luogo, dove si pregava e comincia a parlare del Signore Gesù, del suo segreto. Si apre il cuore di una donna, Lidia, ed è la prima battezzata in terra d’Europa – una cosa bellissima, pensateci, la prima europea, e più tardi vedremo cosa vuol dire questo passare dall’Asia all’Europa, passare i Dardanelli, passare il mare.
Due particolari: uno bello e uno divertente. La cosa molto bella è che questa donna è veramente madre e converte tutti i suoi di casa. Non si battezza solo lei, ma tutta la sua famiglia. C’è un tale rapporto tra questa donna, suo marito e i suoi figli – non si dice quanti sono – c’è un legame così stretto che veramente tutta la famiglia viene conquistata da lei a ricevere questo dono. Si vede che c’era una tale unione di cuori. L’altro particolare divertente: Li invita a casa e, dice Paolo, “ci costrinse ad accettare”, è quel tipo di donna che se dice una cosa…
Il secondo passo è interessantissimo. E’ strano come in questo luogo si ripeta questo tema dei sogni. Evidentemente c’è un’attenzione, forse anche l’autore degli Atti sapeva di questo fatto dei sogni di Bruto e di Ottaviano.
C’era questa giovane schiava che aveva lo spirito di divinazione, cioè sapeva dire che cosa sarebbe successo. Qui è stupendo notare come sia profondamente cristiano tutto questo che avviene. La prima cosa che questa donna dice è: “Questi uomini sono servi di Dio Altissimo e vi annunziano la via della Salvezza”. Voi sapete che, tragicamente, quattro italiani su dieci hanno rapporti con i maghi. Non pensate che sia una cosa di poche persone, ma dagli studi risulta che un numero altissimo di persone, anche molto colte, ricorrono ai maghi. Non ho mai sentito riferire che un mago abbia detto: “Hai bisogno di diventare cristiano, hai bisogno di confessarti, hai bisogno di seguire di più la Chiesa”. Questo è esattamente il segno che non sanno leggere la verità. La prima cosa che dice questa donna, che ha un vero spirito di divinazione, è: “Paolo è stato mandato da Dio e vi sta dicendo la Salvezza; seguitelo”. E’ una persona molto chiara in questo. Un piccolo particolare: probabilmente inviteremo all’Areopago la proff.ssa Gatto Trocchi – è un’idea di d.Francesco di organizzare una riflessione sul tema della magia, dopo la fortuna di Harry Potter. Lei, come studiosa, è andata a parlare con quasi tutti i maghi d’Italia, fingendo di avere problemi affettivi o di salute o di malocchio. Ha visitato 280 maghi italiani e di tutti una sola persona le ha detto che non era convinta che le sue domande fossero vere. Lei diceva: “Ho un problema con mio marito” e tutti le davano la ricettina: “Devi fare questo, per riaverlo!”

Comunque sia! Nonostante la donna annunci che Dio stesso a inviato S.Paolo ad annunziare Gesù Cristo, S.Paolo è annoiato da questo fatto di avere questa donna petulante che sempre gli rompe le scatole, che continua a ripetergli le stesse cose. Allora si volse e disse allo spirito: “In nome di Gesù Cristo ti ordino di andartene da lei”. E, poiché il nome di Gesù Cristo è comunque più importante di qualsiasi sogno, di qualsiasi cosa, lo spirito prende e taglia la corda.
Solo che questa cosa, chiaramente, non è indifferente. I padroni della schiava beccavano i soldi – dietro i maghi, gli impostori, c’è sempre qualcuno che ci lucra sopra, mentre l’Apostolo è l’unico che fa le cose gratis, che non è interessato.
S.Paolo è stato spesso perseguitato da Ebrei – lo dice a più riprese – qui incontriamo la prima persecuzione da lui subita ad opera di pagani, proprio sul tema della magia. Lo accusano perché ha rovinato la fonte di guadagno di questa famiglia. Lo portano nella piazza, nella zona dello scavo che prima abbiamo visitato, e Paolo viene accusato e messo in prigione. Subito dopo si parla della liberazione miracolosa. Possiamo leggere ora questo testo. Notate quindi che non sono solo gli Ebrei a perseguitare i primi Cristiani. Non appena Paolo va in mezzo ai pagani anche loro ce l’hanno con lui. Paolo non va bene a nessuno, Gesù Cristo non va bene a nessuno.

Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i carcerati stavano ad ascoltarli. D’improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito tutte le porte si aprirono e si sciolsero le catene di tutti. Il carceriere si svegliò e vedendo aperte le porte della prigione, tirò fuori la spada per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Ma Paolo gli gridò forte: “Non farti del male, siamo tutti qui”. Quegli allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando si gettò ai piedi di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: “Signori, cosa devo fare per esser salvato?”. Risposero: “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia”. E annunziarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa. Egli li prese allora in disparte a quella medesima ora della notte, ne lavò le piaghe e subito si fece battezzare con tutti i suoi; poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.
Fattosi giorno, i magistrati inviarono le guardie a dire: “Libera quegli uomini!”. Il carceriere annunziò a Paolo questo messaggio: “I magistrati hanno ordinato di lasciarvi andare! Potete dunque uscire e andarvene in pace”. Ma Paolo disse alle guardie: “Ci hanno percosso in pubblico e senza processo, sebbene siamo cittadini romani, e ci hanno gettati in prigione; e ora ci fanno uscire di nascosto? No davvero! Vengano di persona a condurci fuori!” E le guardie riferirono ai magistrati queste parole. All’udire che erano cittadini romani, si spaventarono; vennero e si scusarono con loro; poi li fecero uscire e li pregarono di partire dalla città. Usciti dalla prigione, si recarono a casa di Lidia dove, incontrati i fratelli, li esortarono e poi partirono.

Questo è un testo molto semplice. Si passa dal “noi” daccapo al “loro”. Qui, daccapo, l’autore degli Atti non è presente, non è lui che canta, ma sono Paolo e Sila che cantano gli inni – questa allegrezza che abbiamo già visto prima, questa gioia nonostante le catene e il carcere. E c’è questo terremoto che rompe le catene, ma Paolo e Sila non scappano. Il carceriere sta per uccidersi perché sarebbe un’offesa alla sua carriera, alla sua reputazione. invece Paolo gli spiega che non è il caso di farsi del male e diventano credenti anche loro. Poi c’è questo fatto, che Paolo dichiara di essere cittadino romano. Paolo era cittadino romano, pur essendo di Tarso, perché appunto i Romani davano la cittadinanza alle famiglie più importanti della zona per creare pian piano una casta, un gruppo dirigente con cittadinanza romana. Si spaventano e S.Paolo dice: “Ci avete messo qui in pubblico e adesso dovete venire in pubblico a chiederci scusa”. Allora vengono portati fuori, vanno a casa di Lidia e poi riprendono la strada che noi prenderemo oggi pomeriggio verso Tessalonica. Ecco questo è quello che noi sappiamo di Filippi e della visita di Paolo e poi della lettera che scriverà ai cristiani di questi luoghi.