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Meditazione nella città vecchia di Kavala, dinanzi all’isola di Tassos

di don Andrea Lonardo

C’erano meno case allora, ma è veramente questo il posto dell’antica Neapoli. Se voi guardate, vedete che abbiamo qui di fronte l’isola di Tasso, dietro c’è l’isola di Samotracia – quella famosa per la Nike di Samotracia, questa famosa statua che è stata trovata lì ed ora è al Louvre – dietro ancora, ma non possiamo vederla, c’è l’antica Troia o Troade.
Alla nostra sinistra c’è il passaggio del Bosforo e dei Dardanelli, seguendolo si arriva al Mar Nero. Non c’era ancora Costantinopoli al tempo di S.Paolo. Per il passaggio dall’Asia all’Europa non si passava dai Dardanelli – si sarebbe allungato senza motivo – ma si arrivava da Troade a Neapoli. Era il passaggio tipico di quei tempi per mare: Troade, Samotracia, Tasso e Neapolis. Quindi questo passaggio è stato percorso infinite volte come il passaggio simbolico dalla Grecia all’Asia e viceversa.
Pensate già al valore simbolico della guerra di Troia, all’Iliade. Troia vuol dire arrivare dall’altra parte del mare, vuol dire unificare tutto l’Egeo. Simbolicamente, nell’Iliade, è veramente il legare due mondi, per farne uno solo.
La stessa cosa viene raccontata – è molto interessante – di Alessandro Magno. C’è questo racconto in cui Alessandro Magno sbarca dall’altra parte del mare Egeo, vicino Troia. Il suo primo gesto è quello di piantare la lancia a Troade, appena sbarcato sulla spiaggia, come per dire: “L’Asia mi appartiene”.
Lo stesso significa nel passare il mare per Paolo. Per Paolo il passare da qui a lì, in maniera totalmente diversa, pacifica, vuol dire fare un passo da un mondo ad un altro, sebbene l’ellenismo di allora avesse unificato tutto. Paolo viene da molto lontano, è un ebreo, viene da un altro mondo culturale. Questo passaggio è veramente il passaggio che unisce il Cristianesimo alla cultura greca e, attraverso di essa, lo unisce quindi a tutti noi. Leggiamo questo testo che racconta proprio come avviene questa traversata.
Negli Atti degli Apostoli, subito prima del testo che abbiamo letto nella meditazione precedente – pensate a quanti chilometri si fanno in pochi versetti – si parla della Galazia. La Galazia è la zona centrale dell’Anatolia, i Galati sono i suoi abitanti (Galazia e Colossi sono territori e città nell’interno, dall’altra parte del mar Egeo).

Paolo è in cammino nelle zone dell’Anatolia, quella che adesso si chiama la Turchia, e il testo è misterioso. Qui vedete c’è proprio il passaggio alle sezioni “noi” – il testo prima dice “gli vietarono” poi all’ultimo versetto dice “cercammo di partire per la Macedonia”. Evidentemente l’autore degli Atti si inserisce nel viaggio già dall’altra parte del mare e fa con Paolo questo passaggio.Attraversarono quindi la Frigia e la regione della Galazia, avendo lo Spirito Santo vietato loro di predicare la parola nella provincia di Asia. Raggiunta la Misia, si dirigevano verso la Bitinia, ma lo Spirito di Gesù non lo permise loro; così, attraversata la Misia, discesero a Tròade. Durante la notte apparve a Paolo una visione: gli stava davanti un Macedone e lo supplicava: “Passa in Macedonia e aiutaci!”. Dopo che ebbe avuto questa visione, subito cercammo di partire per la Macedonia, ritenendo che Dio ci aveva chiamati ad annunziarvi la parola del Signore.

Ci sono due frasi particolari. La prima è: “Lo spirito di Gesù non lo permise”. Paolo voleva continuare ad evangelizzare le zone interne dell’Asia, invece a un certo punto, una notte, gli appare una visione – è la seconda frase – “gli stava davanti un Macedone e lo supplicava, passa in Macedonia e aiutaci”. Dopo che ebbe avuto questa visione, “subito cercammo di partire per la Macedonia, ritenendo che Dio ci aveva chiamato ad annunziarvi la parola del Signore”. La decisione di sbarcare in Macedonia nasce da questo sogno in cui Paolo sente un macedone che chiede aiuto. Se volete è intuire il grido dell’uomo che ha bisogno di Dio, che ha bisogno di Cristo, che ha bisogno di questo mistero, di questo segreto che è stato rivelato ai Cristiani, è stato rivelato agli Apostoli. Allora è sufficiente in lui la coscienza che la Macedonia abbia bisogno della parola del Signore, per decidere di fare questo passo – in senso inverso rispetto alla guerra di Troia e ad Alessandro Magno – ed è la decisione di passare in Europa. Pensate, anche questo è interessante, si ritorna al tema del sogno, del presagio. Non dimenticate mai quanto la gente banalizza e stravolge il tema dei “sogni” e dei “segni” cristiani. Qui è chiaro che Paolo arriva alla la coscienza – che poi avvenga in un sogno, che sia un vero miracolo o meno si può discutere – che una persona ha bisogno di lui. Tante persone vanno appresso ai sogni ma non si accorgono, lo ripeto sempre, che la moglie piange, che il marito sta male o che il figlio va male a scuola da tre anni. Non cambiano una virgola di quello che fanno per venire incontro a un altro che ha bisogno di loro. Qui il sogno è veramente un modo con cui Paolo si accorge che un’intera nazione, un intero mondo ha bisogno di annunciatori del vangelo.

Un’ultima osservazione. Questo testo è stato preso, a ragione, dal teologo Hans Urs von Balthasar, come uno dei testo di riferimento per mostrare come la vita cristiana sia strutturalmente obbedienza nelle mani del Signore, disponibilità a che il Signore faccia come vuole nella nostra vita. Così scrive nel volume “Chi è il cristiano?”, Queriniana, Brescia, 10977, pag. 94:
“3Se cercassimo un esempio di maturità, il quale possa nello stesso tempo servire anche di norma ad ognuno, si raccomanda di meditare gli Atti degli Apostoli 16, 6-7… Paolo e i suoi fanno progetti – senza dubbio nello spirito di disinteresse cristiano, solleciti di ciò che era meglio per il regno di Dio – ma ciò nonostante lo Spirito Santo ha altri progetti più lungimiranti. Progetto contro progetto. Il cristiano che, avendo dimestichezza con lo Spirito Santo di Gesù che continuamente guida e comanda, è in grado di sentire di dover abbandonare l’intero suo progetto a favore del disegno di Dio: ecco il cristiano maturo! Uno che sia divenuto totalmente “elemento” atto a ricevere la forma di Cristo, “materia” che da una simile “passività” viene elevata alla suprema attività della “matrix” e “mater” di Gesù (“questi è a me fratello, sorella e madre” Mt 12, 50).

Anfipoli

“Seguendo la via di Anfipoli e Apollonia, giunsero a Tessalonica” (At 17, 1). Gli scavi archeologici hanno riportato in superficie parte delle mura cittadine, una necropoli ellenistica ed i resti di quattro basiliche paleocristiane. Fuori della città, non lontano dalla via principale, è possibile ammirare un leone commemorativo di età ellenistica.