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Paolo a Corinto (At 18, 1-18)

Meditazione  tratto da P. Bizzeti, Fino ai confini della terra. Meditazione sugli Atti degli Apostoli, EDB, Bologna 2008, 295 ss. passim

Dono da chiedere nella preghiera

  1. Affidarsi sempre al Signore per vicnere le paure
  2. Occhi per vedere cosa Dio opera nelle persone

At 18,1: Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. 2Qui trovò un Giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia, con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro 3e, poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì in casa loro e lavorava. Di mestiere, infatti, erano fabbricanti di tende. 4Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci. 5Quando Sila e Timòteo giunsero dalla Macedonia, Paolo cominciò a dedicarsi tutto alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo. 6Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano ingiurie, egli, scuotendosi le vesti, disse: “Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente. D’ora in poi me ne andrò dai pagani”. 7Se ne andò di là ed entrò nella casa di un tale, di nome Tizio Giusto, uno che venerava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. 8Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e molti dei Corinzi, ascoltando Paolo, credevano e si facevano battezzare. 9Una notte, in visione, il Signore disse a Paolo: “Non aver paura; continua a parlare e non tacere, 10perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso”. 11Così Paolo si fermò un anno e mezzo, e insegnava fra loro la parola di Dio. 12Mentre Gallione era proconsole dell’Acaia, i Giudei insorsero unanimi contro Paolo e lo condussero davanti al tribunale 13dicendo: “Costui persuade la gente a rendere culto a Dio in modo contrario alla Legge”. 14Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: “Se si trattasse di un delitto o di un misfatto, io vi ascolterei, o Giudei, come è giusto. 15Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra Legge, vedetevela voi: io non voglio essere giudice di queste faccende”. 16E li fece cacciare dal tribunale. 17Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale, ma Gallione non si curava affatto di questo. 18Paolo si trattenne ancora diversi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s’imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era rasato il capo a causa di un voto che aveva fatto.

Punti per la meditazione

  • Corinto, al contrario di Atene sembrerebbe avere poca predisposizione per ricevere il vangelo: è una città corrotta, interessata solo al business, c’è un’accozzaglia di religioni che sembra togliere serietà alla ricerca della verità. Tuttavia a Corinto Paolo riesce a mettere in piedi una delle comunità più numerose ed importanti del I sec. In At 18,10 viene affermato chiaramente che il Signore ha qui un popolo numeroso e ciò stupisce, è contro il buon senso umano: è chiaro che nello svelarsi dei cuori operato dal vangelo vengono smentite le apparenze e capovolti i giudizi. Il Cristo risorto è un segno di contraddizione, come aveva predetto Simeone nella presentazione al Tempio di Gesù, e in questi viaggi di Paolo si vede bene dove le logiche umane vengono contraddette. Proprio gli schiavi di Corinto, persone senza meriti morali, gente senza rilevanza politica o culturale, riusciranno a formare comunità vivacissime, con tutti loro limiti, di cui le lettere di Paolo danno abbondante riscontro. Ancora settanta o ottanta anni dopo essere state fondate da Paolo, le lettere di Clemente Romano ai Corinti testimoniano questo rigoglio.
  • A Corinto Paolo trova Aquila, un giudeo venuto dall’Italia, probabilmente nel 49 d.C., durante l’epurazione dei giudei voluta dall’imperatore Claudio. Aquila e Priscilla provengono dal Ponto (la riva turca del mar Nero), ma sono finiti a Roma. Sono artigiani con un discreto traffico di lavoro, punto di aggancio provvidenziale per Paolo, che trova un connazionale con cui può discutere del suo mestiere. Paolo, come tutti i rabbini, aveva imparato un mestiere: il suo era quello del tessitore di cilicio – una stoffa di peli di capra – o di fabbricante di tende di pelle, vendute principalmente all’esercito romano.
  • Accolto da Aquila e Priscilla, Paolo si trova dalla parte dei lavoratori più semplici e umili, fa l’operaio e il sabato, come tutti i giudei osservanti, va in sinagoga. Cerca di persuadere i giudei ed anche i pagani che simpatizzano per il monoteismo di Israele, attratti dalla linearità e severità di questa religione. Grazie alle elemosine provenienti dalla Macedonia e portate da Sila e Timoteo, o grazie al loro lavoro, ad un certo momento Paolo ha meno bisogno di guadagnare denaro e si dedica a tempo pieno all’evangelizzazione. Il suo annuncio è molto semplice: il Messia che gli ebrei stanno aspettando è venuto ed è Gesù. Paolo non mette in primo piano Gesù, ma accoglie il fatto che questa gente sta aspettando il Cristo ed afferma loro che è Gesù. L’AT permette di comprendere chi è Gesù, poiché egli è il compimento dell’attesa.
  • Come un ritornello, consunto dai tanti casi precedenti, eppure sempre vero, l’annuncio di Paolo suscita la solita opposizione. Ci sono persone che si mettono a maledire il nome di Gesù. Paolo si accorge che si è arrivati ad un punto di rottura, non si può più andare avanti e pronuncia le parole: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo» (18,6). Lungo i secoli questa frase è stata interpretata come una profezia di maledizione mentre, come già notato altrove, significa che ognuno deve prendersi la sua responsabilità. Quest’espressione non è originaria di Luca, ma ricorre già nell’AT: Gs 2,19; Lv 20,9; 2Sam 1,16; 1Re 2,33, testi che mostrano come questa frase forte esprima il richiamo ad una presa di responsabilità piuttosto che una maledizione o una profezia di ciò che avverrà. Quindi, quando nella storia successiva i cristiani hanno usato questa citazione per dire che le persecuzioni dei Giudei erano volute da Dio, hanno compiuto un grave abuso, “prendendo un grosso granchio”.

Il passaggio ad annunciare il vangelo ai pagani nasce in occasione di questo rifiuto, ma come già visto è nella linea dell’adempiersi della parola del Signore per far arrivare a tutti la salvezza.

  • I primi passi della chiesa di Corinto si muovono ritrovandosi a casa «di un tale», poiché non c’è più spazio per loro nella sinagoga, ma fra quelli che seguono Paolo c’è anche il capo della sinagoga.

Tutto fa pensare che a questo punto Paolo ritenga quasi conclusa la sua missione, ma nel sonno emerge una verità più profonda: intuisce che deve continuare a parlare, che il Signore è con lui. In quella città malfamata, c’è un popolo numeroso, che attende il vangelo.

Ancora una volta, Luca sottolinea che il soggetto dell’evangelizzazione è sempre il Signore, che conosce i cuori e sa quali persone sono pronte e quali non lo sono.

  • Verso la fine del tempo in cui Paolo è a Corinto scoppia una persecuzione più violenta, ad opera dei giudei, e deve presentarsi in tribunale – un piedistallo all’aperto (bema) dove il proconsole amministra la giustizia. I giudei accusano Paolo con una formulazione ambigua in modo che i romani si sentano colpiti, perché non viene detto se la legge che viene minacciata è la Torah o la legge romana.
  • Gallione non ne vuole sapere, non vuole fare da giudice in una vicenda di questo genere. Personaggio interessante questo un funzionario romano! Non aspetta la parola di Paolo per proscioglierlo dalle accuse, ma non è detto che lo faccia perché è totalmente dalla parte di Paolo. Gallione è fratello adottivo di Seneca, è un uomo di grande cultura, probabilmente uno stoico di elevata moralità; verrà ucciso nella prima persecuzione di Nerone contro i cristiani, la stessa in cui, oltre a Seneca vennero uccisi Pietro e forse anche Paolo (insieme ai cristiani Nerone mise a morte anche importanti personaggi dello stoicismo). Paolo e Gallione si ritrovano dunque uniti nella morte violenta decretata dall’iniquo potere romano!

Non si dice che Gallione abbia abbracciato la fede, ma sembra avere rispetto nei confronti dell’apostolo, perché, durante la rissa in cui viene picchiato Sostene, invece, fa finta di nulla, sebbene l’episodio si svolga sotto gli occhi di tutti.

  • L’evangelizzazione di Paolo è così incisiva che i suoi datori di lavoro, Aquila e Priscilla, finiscono per diventare discepoli pronti a dare la vita. Può darsi che fossero commercianti e avessero una bottega anche ad Efeso, comunque lasciano Corinto per il servizio della Buona Notizia. Dalle lettere di Paolo si vede che sono persone molto vivaci nell’annuncio evangelico, capaci di istruire un predicatore di fama internazionale come Apollo. Da ospitanti di Paolo sono diventate persone ospitate nella sua fede e collaboratori a tempo pieno dell’apostolo. Li ritroviamo citati in 1Cor 16,19 e 2Tim 4,19 (Priscilla è detta anche Prisca).