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Paolo a Filippi (At, 16,11-40)

tratto da P. Bizzeti, Fino ai confini della terra. Meditazione sugli Atti degli Apostoli, EDB, Bologna 2008, pp. 278-280 passim.  

Dono da chiedere per la preghiera:

  1. Conoscere più intimamente l’esperienza di Paolo
  2. Affidarsi alla Provvidenza in ogni situazione

Partono quindi da Troade e sbarcano a Neapolis, oggi Kavala, dopo aver fatto tappa in Samotracia. Da Neapolis vanno a Filippi, abitata da soldati romani in pensione, a cui l’impero concedeva un pezzo di terra. Filippi, città benestante, godeva dello jus italicum, il diritto romano che si applicava in Italia. Informatisi, scoprono che i Giudei non hanno una sinagoga e si ritrovano al fiume, dove era più facile compiere le abluzioni rituali. Vi si recano per annunciare la parola e trovano delle donne riunite a pregare, fra cui Lidia, una donna benestante, commerciante di porpora, di Tiatira, una città dell’Asia Minore ad un centinaio di km da Efeso, famosa per la fabbricazione e colorazione delle lane.

Atti 16, 11
Salpati da Tròade, facemmo vela direttamente verso Samotràcia e, il giorno dopo, verso Neàpoli 12e di qui a Filippi, colonia romana e città del primo distretto della Macedonia. Restammo in questa città alcuni giorni. 13Il sabato uscimmo fuori della porta lungo il fiume, dove ritenevamo che si facesse la preghiera e, dopo aver preso posto, rivolgevamo la parola alle donne là riunite. 14Ad ascoltare c’era anche una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiàtira, una credente in Dio, e il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo. 15Dopo essere stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò dicendo: “Se mi avete giudicata fedele al Signore, venite e rimanete nella mia casa”. E ci costrinse ad accettare. 16Mentre andavamo alla preghiera, venne verso di noi una schiava che aveva uno spirito di divinazione: costei, facendo l’indovina, procurava molto guadagno ai suoi padroni. 17Ella si mise a seguire Paolo e noi, gridando: “Questi uomini sono servi del Dio altissimo e vi annunciano la via della salvezza”. 18Così fece per molti giorni, finché Paolo, mal sopportando la cosa, si rivolse allo spirito e disse: “In nome di Gesù Cristo ti ordino di uscire da lei”. E all’istante lo spirito uscì. 19Ma i padroni di lei, vedendo che era svanita la speranza del loro guadagno, presero Paolo e Sila e li trascinarono nella piazza principale davanti ai capi della città. 20Presentandoli ai magistrati dissero: “Questi uomini gettano il disordine nella nostra città; sono Giudei 21e predicano usanze che a noi Romani non è lecito accogliere né praticare”. 22La folla allora insorse contro di loro e i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli 23e, dopo averli caricati di colpi, li gettarono in carcere e ordinarono al carceriere di fare buona guardia. 24Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella parte più interna del carcere e assicurò i loro piedi ai ceppi. 25Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i prigionieri stavano ad ascoltarli. 26D’improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito si aprirono tutte le porte e caddero le catene di tutti. 27Il carceriere si svegliò e, vedendo aperte le porte del carcere, tirò fuori la spada e stava per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. 28Ma Paolo gridò forte: “Non farti del male, siamo tutti qui”. 29Quello allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando cadde ai piedi di Paolo e Sila; 30poi li condusse fuori e disse: “Signori, che cosa devo fare per essere salvato?”. 31Risposero: “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia”. 32E proclamarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa. 33Egli li prese con sé, a quell’ora della notte, ne lavò le piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi; 34poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio. 35Fattosi giorno, i magistrati inviarono le guardie a dire: “Rimetti in libertà quegli uomini!”. 36Il carceriere riferì a Paolo questo messaggio: “I magistrati hanno dato ordine di lasciarvi andare! Uscite dunque e andate in pace”. 37Ma Paolo disse alle guardie: “Ci hanno percosso in pubblico e senza processo, pur essendo noi cittadini romani, e ci hanno gettato in carcere; e ora ci fanno uscire di nascosto? No davvero! Vengano loro di persona a condurci fuori!”. 38E le guardie riferirono ai magistrati queste parole. All’udire che erano cittadini romani, si spaventarono; 39vennero e si scusarono con loro; poi li fecero uscire e li pregarono di andarsene dalla città. 40Usciti dal carcere, si recarono a casa di Lidia, dove incontrarono i fratelli, li esortarono e partirono.

Punti per la meditazione

  • Lidia è una proselita pagana, simpatizzante del giudaismo, probabilmente vedova, a cui il Signore apre il cuore «perché potesse ascoltare attentamente le parole di Paolo». Il verbo «aprire» si ritrova anche in Lc 24,45, dove si dice «Gesù aprì la mente». «Ci costrinse ad accettare» si ritrova in Lc 24,29, quando i discepoli di Emmaus pregavano Gesù che restasse con loro.

Cosa dunque ci sta dicendo Luca? Ci sta narrando che l’opera di Gesù risorto si sta prolungando nell’azione evangelizzatrice dei discepoli, secondo le medesime dinamiche, ma che è solo Gesù ad aprire i cuori e le menti! Così come l’apertura del cuore e della mente rende liberi di aprire la propria casa, di condividere la mensa. La parola, dove e quando viene accolta, crea comunione di vita tra le persone. Come si era generata una comunità di vita a Gerusalemme, ampiamente descritta nei “sommari”, così dovunque l’evangelizzazione procede, si crea questa comunione di vita.

  • A Filippi Paolo si imbatte in una ragazza dotata di poteri speciali, quelli che attirano tanto la gente, e per di più essa fa propaganda a favore di Paolo e compagni: cosa chiedere di più?!

Chissà quanti – durante una missione popolare – sarebbero ben contenti di avere qualcuno che parla di loro, una radio o televisione privata che fa pubblicità gratis! Farsi conoscere non è il primo obiettivo di chiunque abbia qualcosa da dire? Diventare famosi non è il sogno segreto di tanti uomini di chiesa, per poter meglio propagandare il vangelo?

Forse che questa donna calunnia i missionari? No, dice di loro cose verissime.

Allora perché Paolo è tanto infastidito? È un altro tratto che dà ragione a chi dice che ha un caratteraccio?

Il fatto è che un vero evangelizzatore la sa lunga e fiuta il «vento», cioè lo spirito, e riconosce da lontano chi serve il vangelo sul serio. Paolo non vuole testimonianze da parte di chi pratica l’arte della divinazione, così come Gesù non voleva dichiarazioni sulla sua identità da parte di spiriti demoniaci, che sembravano fare il gioco del regno, ma che astutamente invece celebravano se stessi, cercando di creare confusione fra loro e il Signore, fra fede cristiana e religione pagana.

Letteralmente, in greco, questo spirito di divinazione è chiamato «spirito pitone», in riferimento alla pelle di pitone ucciso da Apollo su cui stava seduta la Pizia quando dava i suoi oracoli a Delfi, circa 200 km da Filippi. A Delfi andavano le persone di tutto il bacino del Mediterraneo, per ricevere oracoli. Paolo riconosce lo spirito del serpente, di genesiaca memoria, e non lo accetta, al pari del suo maestro che metteva a tacere i demoni anche quando dicevano che era il Figlio di Dio.

  • Un secondo fattore sospetto è che lo pseudo carisma della povera ragazza era immischiato con fatti di quattrini. È vero che Paolo dice in Fil 1,18: «Purché in ogni modo, per ipocrisia o per sincerità, Cristo venga annunziato io me ne rallegro», ma era ben attento agli effetti che questo procurava e alla fonte da cui veniva, senza fare confusioni. Chi è uomo di Dio sa infatti che il demonio è capace di travestirsi anche da angelo di luce! E che agisce con una furbizia, di fronte alla quale i figli della luce spesso sono degli ingenui (cf. Lc 16,8). Questo va tenuto presente nei nostri discernimenti.
  • La riprova arriva subito quando si tocca il portafoglio! I padroni della schiava, dopo la guarigione della ragazza, vedono sfumare i loro guadagni e sono inviperiti. Sollevano quindi una sommossa e citano in giudizio Paolo e gli altri, trascinandoli nella piazza principale della città, davanti ai magistrati. La denuncia è che cerchino di diffondere una nuova religione, il che era proibito nell’ambito dell’impero. Paolo e gli altri finiscono in prigione.
  • A questo punto il racconto prosegue con gli avvenimenti miracolosi della notte, ma se saltiamo dal v. 24 al v. 35 il filo del discorso prosegue perfettamente. Inoltre i versetti messi nel mezzo sono di stile letterario assai diverso: quindi siamo in presenza di un’inserzione che ha uno scopo diverso dal descrivere degli avvenimenti di cronaca; il che non vuol dire che vadano eliminati o non presi sul serio. Si tratta di capire cosa ci sta dicendo Luca. Il suo messaggio sembra preciso: quando vieni rifiutato si mette in moto una possibilità di annunciare della Buona Notizia e di amministrare il battesimo, secondo le coordinate del mistero pasquale, come era successo a Pietro (cf. At.12).

La gioia eucaristica di cui parla il v. 25 è stata possibile perché questi servi del Signore hanno accolto il rifiuto come momento privilegiato per essere uniti al loro Signore. Paolo e Sila lodavano il Signore, non chiedevano la liberazione, così come Pietro e Giovanni si dicevano lieti di essere stati oltraggiati nel nome del Signore. La persecuzione non ha spento la loro fede, ma anzi ha offerto loro la possibilità della testimonianza più bella: portando la croce con fiducia e speranza, sono diventati fecondi al punto che sono stati capaci di vincere lo spirito malvagio che spingeva il carceriere al suicidio e ne hanno fatto un discepolo di Gesù. In contrasto con l’attaccamento al denaro che li ha portati in galera, essi testimoniano che la vita del carceriere preme loro più della libertà (il carceriere rispondeva con la vita se i carcerati scappavano).

  • C’è qui una potente espressione di amore gratuito e della capacità di portare la croce con letizia, che sono la vera alternativa offerta dal cristianesimo in un contesto saturo di religione, ma dove la confusione demoniaca e il potere del denaro regnano indisturbati. Il carceriere percepisce la novità e la possibilità di salvezza, la sua domanda offre l’occasione di annuncio e catechesi, che culminano nel battesimo e nella fraternità intorno alla mensa. Solo dopo questa fraternità gli apostoli gli permetteranno di lavare le ferite e di prendersi cura di loro.